Quando Rieti abbracciò Amatrice
La storia di "Le Stelle Tornano a Scuola": la sera in cui settanta tra i più grandi chef d'Italia entrarono nelle cucine del Costaggini per una causa sola.
Alle 3:36 della notte del 24 agosto 2016, un terremoto di magnitudo 6.0 colpì il centro Italia. L'epicentro era vicino ad Accumoli, a pochi chilometri da Amatrice. Il bilancio, nei mesi successivi, sarebbe stato di quasi 300 vittime.
Tra le tante cose distrutte quella notte c'era anche una scuola: l'Istituto Alberghiero di Amatrice, gemello più piccolo del nostro. Qualche settimana dopo, da un ristorante a due stelle Michelin a pochi chilometri da Rieti, nacque un'idea semplice: se una scuola alberghiera era caduta, altre scuole alberghiere — e tutta la grande cucina italiana — potevano rialzarla.
Così, dall'8 al 10 ottobre 2016, le cucine e la sala del Convitto "Costaggini" ospitarono tre sere che nessuno di chi c'era ha più dimenticato.
Un'idea nata da un ristorante di provincia
"Le Stelle Tornano a Scuola" nacque dall'idea di Maurizio e Sandro Serva, i due fratelli chef del ristorante "La Trota" di Rivodutri, a due passi da Rieti. Un'idea semplice, raccolta subito dal mondo della ristorazione italiana: mettere insieme il maggior numero possibile di grandi cuochi, farli cucinare per tre sere, e devolvere tutto il ricavato all'Alberghiero di Amatrice.
A presentare le tre serate fu il giornalista e gastronomo Luigi Cremona. Al servizio in sala, gli allievi del Costaggini — insieme ai loro colleghi dell'Alberghiero di Amatrice, che in quei mesi seguivano le lezioni proprio a Rieti.
Tre sere, tre volti della cucina italiana
Sabato 8 ottobre aprirono i ristoratori della provincia di Rieti. Domenica 9 fu la volta del meglio della cucina laziale, con oltre quaranta chef ai fornelli. Lunedì 10 ottobre, gran finale: sei tra i nomi più importanti della ristorazione italiana, riuniti sotto lo stesso tetto per un'unica causa.
Il gran finale, piatto per piatto
Nella serata conclusiva, ognuno dei protagonisti portò in tavola una propria creazione:
La serata fu sold out: 200 ospiti paganti, tra cui il Ministro dell'Interno Angelino Alfano e il Commissario Tecnico della Nazionale di calcio Roberto Mancini.
I nostri allievi, protagonisti silenziosi
Dietro ogni grande chef, quella sera, spuntava di tanto in tanto un allievo del Convitto "Costaggini". Nel servizio di sala furono impegnati alcuni convittori e convittrici, guidati passo dopo passo dai loro insegnanti tecnico-pratici — coordinati anche dall'Associazione "Noi di Sala", che si occupò tra l'altro della raccolta delle etichette di vino per l'evento.
Fu un impegno tutt'altro che marginale: mise en place, accoglienza, servizio ai tavoli per centinaia di ospiti, per tre sere di fila, con la stessa cura e serietà che i loro insegnanti insegnano loro ogni giorno in aula. La riuscita della manifestazione passò anche — e concretamente — dalle loro mani. Per tre sere, il Convitto non fu solo la sede della manifestazione: ne fu parte viva, grazie a chi lo abita ogni giorno.
E accanto ai "mostri sacri" della cucina italiana, i nostri ragazzi e le nostre ragazze non sfigurarono affatto: la precisione del servizio, la prontezza in sala, l'attenzione al dettaglio conquistarono più di un'occhiata di approvazione da parte di chef abituati a lavorare solo con i migliori. Un piccolo, concreto attestato di stima da chi il mestiere lo insegna al livello più alto.
Il racconto per immagini
Quello che resta
A giugno 2017, l'assegno con l'intero ricavato fu consegnato per riattivare i laboratori dell'Istituto Alberghiero di Amatrice. Una scuola aveva aiutato a rialzarne un'altra — nel solo modo che una scuola alberghiera conosce davvero: cucinando insieme.
Fonti: RietiLife, Gambero Rosso, WineNews, Civiltà del Bere, Agrodolce — ottobre 2016 e giugno 2017. Foto e video: archivio del Convitto "Costaggini".









